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- Ottobre - Momijigari (紅葉狩り)
In Giappone ottobre e novembre sono i periodi migliori per assistere a Momijigari (紅葉狩り- もみじがり), l’osservazione del fogliame autunnale. Momijigari significa letteralmente “andare a caccia di aceri” (Momiji = acero; Kari = caccia) ma anche “tingere di rosso” (dall’antico termine Momiizu). Le foglie rosse dell’acero giapponese (Acer japonicum), simbolo per eccellenza dell’autunno giapponese, sono le più spettacolari ma con questo termine si indica la caccia alle foglie autunnali di tutti i tipi di piante, come ad esempio le foglie giallo brillante dei ginkgo. La parola Momiji appare già nel Manyōshū, la più antica raccolta di poesie esistente, in cui si racconta che l'osservazione del fogliame autunnale era praticata tra la nobiltà almeno circa 1.200 anni fa. Solo a metà del periodo Edo, Momijigari divenne popolare anche tra la gente comune che si riuniva sotto gli alberi con le foglie rosse per godersi il sapore dell'autunno. In merito alla nascita di Momijigari esistono varie teorie, le principali risalgono al periodo Heian e dicono che: - gli aristocratici si divertissero a paragonare il guardare le foglie autunnali alla caccia poiché, per vedere le foglie rosse, era necessario andare a piedi sui sentieri di montagna (attività considerata volgare) che non potevano essere percorsi con i carri; - gli aristocratici andassero a caccia di alberi con le foglie autunnali, per spezzarne e raccoglierne i rami, come si fa con una preda (attività oggi vietata); - per ordine della Corte Imperiale, un comandante militare chiamato Taira no Koremochi, prendendo in prestito il potere degli dei e del Buddha, cacciò dal monte Togakushi una donna di nome Momiji, bandita da Kyoto e considerata un demone, che scendeva dalla montagna devastando e depredando la gente dei villaggi vicini. A seconda della regione del Giappone è possibile ammirare le foglie rosse già da fine settembre fino a inizio dicembre ma le condizioni principali che determinano l’intensità dei colori delle foglie dipendono da vari fattori climatici, come gli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, l’umidità stagionale, il picco di calore massimo giornaliero, ma anche dalla siccità, da traumi alle radici, o da carenza di concime. Questo è il motivo per cui molti dei luoghi più belli per osservare le foglie autunnali si trovano in montagna, tra cascate e valli, nei templi e nei santuari, in prossimità delle sorgenti termali, o nei parchi. A questo proposito alcuni dei posti più belli sono: - in Hokkaido, da metà settembre a fine ottobre, un posto particolarmente consigliato sono i 5 laghi di Shiretoko; - nel Tohoku e Koshinetsu, da fine settembre a inizio novembre, in mezzo ai ruscelli della catena montuosa Shirakami Sanchi, patrimonio dell'umanità; - nel Kanto, Hokuriku e Tokai, da metà ottobre a inizio dicembre, ad Hakone e Kamakura, a Shirakawa-go, a Kanazawa nel Giardino Kenrokuen, alle cascate di Yōrō; - Kansai, Chugoku, Shikoku e Kyushu, da fine ottobre a fine dicembre, al Giardino del Castello di Himeji, a Miyajima, a Kunen'an. Le foglie dell’acero ispirano anche alcuni cibi tipici di questa stagione: - i momiji manju, dolci a forma di foglia di acero con all’interno marmellata di fagioli rossi, tipici della zona di Miyajima nella prefettura di Hiroshima; - una buonissima tempura fatta con le foglie dell’acero Ichigyouji (le altre non sono commestibili!), conservate in acqua e sale per un anno, poi dissalate, ricoperte di farina mescolata con acqua, zucchero e semi di sesamo bianco e fritte. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Maneki Neko (招き猫)
Il 29 settembre i giapponesi celebrano il giorno del Maneki Neko (招き猫 – まねきねこ), il tipico gatto portafortuna. Si dice che il Maneki Neko sia nato durante il periodo Edo e che nei tempi antichi i gatti venivano collocati nelle case e nei negozi per sbarazzarsi dei topi che mangiavano i raccolti…una vera fortuna! Sulla sua origine esistono varie leggende, la più popolare racconta di un ricco comandante di guerra che, mentre si recava a caccia di falchi durante un temporale, fu chiamato da un gatto bianco presso il tempio Gotokuji a Tokyo e riuscì ad evitare di essere colpito da un fulmine. In seguito il Gotokuji divenne il tempio della famiglia del comandante il quale donò una grande somma di denaro che consentì al tempio di prosperare. Quando il gatto morì il monaco del tempio costruì una tomba, la custodì con cura, pregò per l'anima del gatto e creò una statuina con le sue sembianze. Da allora il tempio Gotokuji è famoso per essere il luogo di nascita dei Maneki Neko. In questa giornata si ringraziano i gatti portafortuna che rispondono ai desideri delle persone e si prega per una maggiore fortuna. A questo proposito in questa data vengono pianificati vari eventi in tutto il Paese e la città di Seto è un vero punto di riferimento. Infatti, oltre ad essere la zona in cui fin dall'era Meiji si producevano gatti portafortuna in ceramica, qui si organizza il più grande concorso di Maneki Neko del Giappone, e si trova il Museo Maneki Neko, uno dei più grandi musei giapponesi in cui è esposta una collezione spettacolare di 5000 gatti portafortuna. Le benedizioni del gatto portafortuna differiscono a seconda della zampa che viene alzata e dalla sua altezza: - con la destra alzata invita denaro; - con la sinistra alzata invita persone (clienti); - con entrambe le zampe alzate alcuni lo considerano di buon auspicio perché invita sia al denaro che alle persone, mentre ad altri non piace perchè assomiglia a un segno di resa; - se è più in alto delle orecchie attira fortuna da molto lontano o nel futuro; - se è più in basso delle orecchie attira fortuna nell’immediato futuro. Vengono decorati al collo con un campanellino o un bavaglino decorativo e spesso reggono nella zampa una moneta ovale in cui sono scritte parole di buon auspicio. Anche se negli ultimi anni si trovano Maneki Neko di tutti i colori, quelli tradizionali sono: - bianco o calico, comune fin dai tempi antichi e porta fortuna a tutte le cose; - nero, per la protezione dagli spiriti maligni e per la buona fortuna; - rosso, per scongiurare le malattie e promuovere la salute e la longevità. Il gatto portafortuna va mantenuto sempre pulito e va posizionato in un luogo dove le persone possano vederlo, ad esempio nella parte anteriore del negozio o all'ingresso di casa. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Otsukimi (お月見)
Oggi in Giappone si celebra Otsukimi (お月見 - おつきみ), la contemplazione della luna piena. Nell'antichità, con il calendario lunare, questa ricorrenza prendeva il nome di Jūgoya (十五夜 - じゅうごや = 15^ notte) perché cadeva il 15 di agosto ma oggi, con l'acquisizione del calendario solare, Otsukimi si fa coincidere con la luna piena che sorge tra metà settembre e inizio ottobre. Questo infatti si dice che sia il momento migliore dell'anno per poter ammirare la luna piena perchè in primavera e in estate c'è troppa umidità che la offusca e in inverno la temperatura è troppo rigida per stare all'aperto di notte. Iniziata come una festa aristocratica con banchetti sotto la luna per leggere poesie, con il tempo questo evento ha sempre più assunto un significato di profonda gratitudine verso la natura poichè i contadini per rispettare i tempi giusti dell'agricoltura si affidavano alle fasi lunari, e di ringraziamento per la generosità dei raccolti autunnali. A questo proposito si usa: - esporre in casa, vicino al davanzale, un piccolo altare decorato con Susuki (ススキ - spiga di erba argentata) per augurare un buon raccolto e proteggerlo da eventuali disastri e spiriti maligni; - offrire 15 Tsukimi Dango (月見団子 - つきみだんご = gnocchi di riso rotondi di piccola dimensione), a forma di piramide con la punta verso il cielo, affinchè siano di buon auspicio per la salute e la felicità, e perchè la gratitudine e le preghiere per il raccolto raggiungano la luna; - mangiare i cibi che la stagione offre (cachi, castagna, patate dolci, fagioli, funghi, taro, uva). Simbolo di questa celebrazione è Usagi (兎 - うさぎ), il coniglio: infatti, secondo i giapponesi, se si guarda nelle macchie della luna piena è possibile vedere un coniglio che lavora con un pestello di legno il Mochi (餅 - もち), il riso cotto a vapore e pestato. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Shūbun no Hi (秋分の日)
Quest’anno in Giappone il 23 settembre si celebra Shūbun no Hi (秋分の日 – しゅうぶんのひ) o Higan no Chūnichi (彼岸の中日 – ひがんのちゅうにち), il giorno dell'equinozio d'autunno, in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata, le giornate diventano più brevi e le notti si allungano man mano che si va verso l'inverno. Segna l'inizio dell'autunno ed è un periodo dell'anno particolarmente piacevole, in cui il sole cocente estivo si addolcisce gradualmente. E’ ricorrenza profondamente radicata nella vita del popolo giapponese, diventata festa nazionale dal 1948, che ha due significati: - Ringraziare gli dei per il buon raccolto dell’anno; - Rispettare e onorare gli antenati e ricordare coloro che sono morti. In passato era chiamato "Festival dello spirito imperiale autunnale" poichè si tenevano cerimonie per consacrare gli spiriti degli imperatori e dei membri della famiglia imperiale. Questo momento di passaggio tra una stagione e l’altra affonda le radici nel Buddismo, ha la durata di 7 giorni ed è chiamato Higan (彼岸 – ひがん), al di là della sponda. I tre giorni prima dell’equinozio prendono il nome di Higan no Iri (彼岸の入り – ひがんのいり), inizio dello Higan, e i tre giorni dopo Higan no Ake (彼岸の明け – ひがんのあけ), la fine dello Higan. Durante questo periodo, per esprimere gratitudine agli antenati, si visitano e si puliscono le loro tombe, si brucia incenso e si prega, si offrono fiori e cibo. In particolare l’Ohagi (おはぎ), polpette di riso ricoperte di marmellata di fagioli rossi, è un alimento rituale importante durante l'equinozio poiché si dice che il colore rosso dei fagioli allontani gli spiriti maligni e protegga dai disastri. Il suo nome deriva dal Hagi (萩 – はぎ), il trifoglio giapponese, i cui fiori assomigliano ai chicchi dei fagioli rossi. L’altro simbolo di questo giorno è Higanbana (彼岸花 – ひがんばな), il giglio del ragno rosso. In sanscrito significa "fiore che sboccia nei cieli". Questo fiore ha steli lunghi ed è caratterizzato da petali a stella che sembrano fuochi d'artificio. Dura circa una settimana. Si dice che i bulbi siano velenosi e che venissero piantati durante il periodo della sepoltura per proteggere le tombe da insetti e animali. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Keirō no Hi (敬老の日)
Il terzo lunedì di settembre in Giappone si celebra Keirō no Hi (敬老の日 – けいろうのひ), il giorno del rispetto degli anziani. Questa festa nasce nel 1947 nel villaggio di Nomatani, distretto di Taka nella prefettura di Hyogo, in cui il capo villaggio dell'epoca Masao Kadowaki organizzò un incontro per sostenere il rispetto degli anziani e l'adozione della loro saggezza ed esperienza per lo sviluppo del villaggio. Rispettare gli anziani significa prendersene cura, valorizzare la loro lunga vita e le loro storie passate, ringraziarli perché vegliano sulla nostra crescita fin dalla nascita, pregare per la loro vecchiaia ed incoraggiarli a sforzarsi di migliorare la loro vita. Ci sono altre due teorie sulla nascita di questa festa: - del Principe Shotoku, che si dice abbia costruito templi in tutto il Paese e soprattutto una struttura chiamata Hiden-in per aiutare gli anziani, i poveri e gli orfani; - delle Cascate Yoro, nella Prefettura di Gifu. Si dice che l'imperatore Gensho visitò le cascate e ne bevve l'acqua della sorgente, rinominandola "l'acqua ringiovanente che nutre gli anziani”, dopo aver ascoltato la storia di un taglialegna che un giorno, lavorando duramente in montagna per mantenere il suo anziano padre, si accorse che dalla cascata sgorgava sakè. Decise così di portarne un po’ in dono al suo genitore che ne fu molto felice e che dopo averlo bevuto tornò giovane. Poichè il Giappone è uno dei paesi con l’aspettativa di vita più lunga al mondo, con gli anni questa ricorrenza è diventata una festa nazionale in cui celebrare la longevità degli anziani che hanno servito la società per molti anni, aumentare la comprensione e l'interesse per il benessere degli anziani. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Settembre - Onsen (温泉)
Indispensabili nella vita dei giapponesi, ne hanno circa 3000, le Onsen (温泉 - おんせん = sorgenti termali naturali) sono per lo più pubbliche e diffuse in tutto l'arcipelago. Ne esistono di vari tipi, a seconda del tipo di sottosuolo, ma le terme semplici in cui la temperatura è di 25° o superiore e non c'è prevalenza di alcun minerale sono quelle di certo più frequentate. Anche se si possono trovare onsen al chiuso o in alcuni Ryokan (旅館 - りょかん = locanda tradizionale giapponese) dotati di sorgenti naturali di acqua calda, molte località termali sono all'aperto e immerse in panorami naturali straordinari (montagna, foresta, mare). Fare un bagno quindi, oltre a tutti i benefici che può apportare a mente e corpo, diventa un'esperienza ancor più rilassante. I giapponesi si sa sono molto ordinati e per entrare nelle onsen bisogna rispettare regole precise (alcune di normale buon senso civico): - pulirsi nei lavatoi prima di immergersi nella vasca. Per abituare il corpo alla temperatura bisogna versare piano circa 10 tazze di acqua calda dal petto in giù bagnando anche spalle, braccia e polsi. In caso di uso di cosmetici bisogna anche lavarsi il viso per evitare che con il calore si sciolgano e si mescolino all'acqua termale; - entrare completamente nudi e gradualmente, prima fino a metà del corpo, per fare in modo che lo sbalzo termico non sia troppo forte. In ogni caso non è consigliato fare bagni troppo lunghi; - è possibile portare solo un piccolo asciugamano da lasciare sul bordo della vasca o al massimo da mettere sopra alla testa. E' vietato bagnarlo nella sorgente termale; - i tatuaggi non sempre sono ammessi e in caso vanno coperti; - non nuotare; - parlare piano poichè è un momento di relax; - una volta finito il bagno non bisogna farsi la doccia per evitare che le proprietà dei minerali vadano via e non facciano effetto; - quando si esce bisogna asciugarsi bene per non bagnare lo spogliatoio. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Uchiwa (団扇)
In estate un oggetto indispensabile è Uchiwa (団扇 – うちわ), il ventaglio rotondo. Di origine cinese, anticamente aveva un lungo manico e si dice che fosse utilizzato da persone di alto rango allo scopo di nascondere il corpo e mantenerlo fresco. La produzione artigianale di ventagli iniziò durante il periodo Edo e fino all'inizio dell'era Showa furono le donne ad occuparsene tramandando la tecnica di madre in figlia. L’uchiwa non è pieghevole ed è costituito da una cornice di bambù con applicata carta washi o shibori o stoffa giapponese su cui vengono dipinti eleganti motivi di persone, paesaggi, piante. In base alla zona di costruzione varia la forma, il manico e la quantità di bambù usata. Oggi, oltre ad essere utilizzato per rinfrescarsi, l’uchiwa è considerato un oggetto decorativo ed elegante da regalare o da abbinare allo yukata durante i matsuri. Alcuni modelli vengono usati per raffreddare il cibo, accendere fuochi, proteggere dalla luce solare o respingere gli insetti. Nella tradizione giapponese esiste anche il Sensu (扇子 – せんす) o Ōgi (扇 – おうぎ), il ventaglio pieghevole. Di origine giapponese, si dice che fosse fatto da strisce di legno di cipresso forate sui bordi e legate insieme e che servisse come bloc-notes principalmente agli uomini per scrivere ad esempio l'etichetta di corte. Più avanti il sensu iniziò ad essere fatto con stecche in bambù fissate alla base e con carta o stoffa giapponese tesa tra di loro, decorata con splendidi colori diventando così un ornamento famoso tra le donne della Corte Imperiale. Successivamente furono realizzati ventagli con bambù e carta che vennero esportati prima in Cina e poi in Europa attraverso l'India, per poi essere reimportati in Giappone. Fu allora che vennero creati i ventagli di seta. Il sensu oggi è quindi un oggetto elegante, spesso abbinato al kimono, è pieghevole, compatto, facile da trasportare e la quantità di aria che può generare è minore dell’uchiwa. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Kakigōri (かき氷)
Simbolo dell'estate giapponese è Kakigōri (かき氷 – かきごおり), la granita, che fin dall’antichità porta refrigerio nelle giornate di grande calura. Anche se anticamente durante i mesi estivi il ghiaccio recuperato durante l’inverno era considerato un lusso degli aristocratici, con il passare del tempo e con l’inizio del periodo Edo cominciò a diventare popolare anche tra la gente comune. Pertanto il ghiaccio raccolto in inverno veniva conservato e venduto anche ai cittadini in estate. Successivamente, nel 1900, si svilupparono le macchine per tritare finemente il ghiaccio e fu aggiunto lo sciroppo, rendendo così la granita un dolce popolare. Oggi si vende nelle bancarelle dei festival o in negozi specializzati e si può scegliere di aggiungere sia frutta fresca locale che un'ampia varietà di gusti di sciroppi dolci, tra cui anche matcha e caffè. L'euforia istantanea creata dal freddo, dai colori vivaci e dalla dolcezza che si diffondono nella bocca fa del kakigōri l’ideale per dimenticare all'istante il caldo estivo. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Fūrin (風鈴)
Uno degli oggetti più belli e tipici dell’estate giapponese è il Fūrin (風鈴 - ふうりん), le campanelle che tintinnano al vento. Nell’antichità poiché si credeva che i forti venti portassero epidemie e spiriti maligni, si cominciò ad appendere le campanelle ai quattro angoli delle grondaie dei templi per proteggerli dai disastri e renderli zone sacre. Inoltre, in quanto talismano, si credeva che la sfortuna non sarebbe accaduta alle persone che vivevano a portata d'orecchio del loro suono. I fūrin possono essere fatti di vari materiali (bronzo, vetro, porcellana) mentre il Tanzaku (短冊 - たんざく), la strisciolina che li fa tintinnare muovendosi con il passare del vento e su cui si possono scrivere i desideri, può essere sia in carta che in legno. Il suono delicato e gentile che viene emesso dalle campanelle ha lo stesso effetto rilassante, sul corpo e sulla mente, delle onde del mare o del suono del fuoco. Inoltre si dice che aiuti a rinfrescarsi nella calda estate e che ascoltare il tintinnio dei fūrin abbassi la temperatura corporea poichè al cervello arriva il messaggio che se la campana a vento suona, significa che soffia il vento e quindi fa fresco. Proprio per questo oggi le campanelle vengono appese non solo nei templi ma anche alle porte, alle finestre o sui balconi delle case. I fūrin hanno suoni diversi a seconda della lavorazione e sono prodotti artigianalmente: - nella Prefettura di Aomori (in vetro, dai colori vivaci e il tono è delicato e tranquillo); - nella Prefettura di Iwate (in ferro, il tono è alto e chiaro ed è stato selezionato dal Ministero dell'Ambiente come uno dei 100 paesaggi sonori giapponesi da preservare); - a Tōkyō (in vetro, il tono è naturale e simile al suono degli insetti); - nella Prefettura di Kanagawa (in lega di ottone, rame e stagno, il tono è unico e persiste a lungo); - nella Prefettura di Saga (in porcellana bianca trasparente, decorati con toni rossi, gialli e verdi, il suono è rilassante). Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Kimono (着物)
Kimono significa "Cosa da indossare" (着る-きる= indossare, 物 -もの = cosa) ed è l'abito tradizionale giapponese usato in eventi importanti. E' foderato e prevalentemente in seta o lana, a forma di T con maniche ampie e lunghe, si chiude sovrapponendo il lato sinistro su quello destro (ad eccezione dei funerali) ed è fissato sulla schiena dall'Obi (帯 - おび = cintura). Ai piedi si indossano i Tabi (足袋 - たび = calzini infradito) e poi gli Zouri (草履 - ぞうり= sandali infradito). Per gli uomini: arriva alle caviglie, ha una scollatura più stretta di quello da donna, i colori di solito sono scuri (blu, grigio, marrone, nero), nei matrimoni o nelle cerimonie si aggiungono l'Hakama (袴 - はかま= gonna/pantalone larga a pieghe) e l'Haori (羽織 - はおり= giacca ampia e corta). Per le donne: il colore, il disegno, il tessuto e la lunghezza delle maniche variano in base all'occasione e al livello di formalità. Alcuni esempi: - Shiromuku (しろむく) è un kimono di altissimo livello usato solo nei matrimoni, è bianco e si indossa con lo Tsunokakushi (つのかくし= un copricapo bianco a forma di diadema); - Kuromontsuki (くろもんつき), per il lutto, è tutto nero con gli stemmi di famiglia; - Furisode (ふりそで), per le donne nubili, decorato e colorato, si usa nelle cerimonie e ha le maniche lunghe; - Kurotomesode (くろとめそで), kimono formale per donne sposate, nero con stemmi e l'orlo decorato con motivo a piume; - Houmongi (ほうもんぎ), per donne sposate e nubili, colorato e decorato per intero, si usa nelle cerimonie o negli spettacoli teatrali o nelle visite formali; - Komon (こもん), decorato per intero si usa come abbigliamento quotidiano. Lo Yukata (浴衣 - ゆかた) invece è un vestito informale in cotone o lino sfoderato, più facile da indossare del kimono, viene portato sia da uomini che da donne in estate durante i festival o nei Ryokan (旅館 -りょかん = albergo in stile giapponese) e ai piedi si indossano i Geta (下駄 - げた= zoccoli di legno) a piedi nudi. Originariamente si usava dopo essere stati in Onsen (温泉 - おんせん = sorgente termale). Clicca sull'immagine per vedere la pagina Facebook
- Obon (お盆)
In agosto molto importante è l'Obon (お盆 - おぼん), la festa per onorare e ringraziare le anime degli antenati che si dice tornino a casa per riunirsi ai familiari. Viene celebrata dal 13 al 16 agosto e, per accogliere gli spiriti, all’esterno di casa vengono posizionate delle lanterne accese mentre sull'altare vengono offerti fiori di loto, incenso, candele, acqua purificata e cibo. Inoltre, usando 4 stuzzicadenti al posto delle zampe, si mette anche un cavallo fatto con un cetriolo, per consentire alle anime degli antenati di arrivare dal cielo velocemente, e una mucca fatta con una melanzana, in modo che possano tornare nell'aldilà lentamente e senza fretta. Secondo la tradizione: - la sera del 13 davanti alla propria casa si prepara il Mukaebi (迎え火 - むかえび), il fuoco di benvenuto per guidare le anime a destinazione, con l'Hōroku (焙烙 - ほうろく), una ciotola in terracotta non smaltata, in cui viene inserito e poi bruciato l'Ogara (オガラ), il gambo essiccato della canapa; - successivamente le famiglie vanno a visitare le tombe degli antenati per esprimere loro gratitudine poiché è grazie a loro che esistono; - si organizzano le Bon-odori (盆踊り- ぼんおどり), danze folcloristiche popolari, per accogliere e confortare gli spiriti degli antenati che tornano dal cielo in questo periodo dell'anno ma anche per fare in modo che possano divertirsi con le loro famiglie; - la sera del 16 invece si accende l'Okuribi (送り火 - おくりび), il fuoco per la partenza, per indicare la via del ritorno alle anime e inviare doni da questo mondo nell'aldilà; - al termine della serata viene riposto subito tutto, lanterne e decorazioni, in modo che gli antenati non vengano trattenuti da questo mondo. L’evento più suggestivo che chiude questa festa è Tōrō nagashi (灯篭流し - とうろうながし) in cui si affidano alla corrente del fiume o del mare delle lanterne di carta accese, che poi verranno recuperate, con su scritti piccoli pensieri di pace o i nomi dei defunti. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Yama no Hi (山の日)
In Giappone l’11 agosto è Yama no Hi (山の日 – やまのひ), la festa della montagna. La maggior parte del territorio giapponese è costituito da catene montuose in cui ci sono varie cime che superano i 3000 metri e circa 200 vulcani tra cui, il principale rappresentante, è il monte Fuji o Fujisan (富士山 – ふじさん). Le montagne sono considerate luoghi sacri in cui risiedono la forza della natura e gli dei che hanno il potere di calmare i disastri naturali. Proprio per questo, e perché sono così vicine al cielo, nel tempo sono stati costruiti santuari per ringraziare per la protezione dalle calamità e per pregare per la sicurezza degli scalatori e degli alpinisti. Tradizionalmente anche i monaci vi si recano in cerca di isolamento per allenare mente e corpo. Inoltre sono i luoghi in cui vivono e si nutrono gli animali e sono strettamente collegate alla vita dei giapponesi poiché dagli alberi che crescono viene recuperato il legno utile per creare molti degli oggetti usati nella vita quotidiana. Questa ricorrenza è stata pertanto istituita per dare alle persone la possibilità di familiarizzare e apprezzare le montagne, esprimere loro gratitudine per tutte le benedizioni che offrono e per vivere in armonia con la natura. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook












