Haiku (俳句)

Aggiornamento: 27 ott
L'haiku (俳句 - はいく) è una poesia tradizionale giapponese, composta di solito da diciassette more (che misurano la lunghezza del suono delle sillabe) disposte su tre righe secondo lo schema 5-7-5, che nasce nell’era Meiji dall’evoluzione dei componimenti “Renga” (連歌 - れんが) del periodo Kamakura - Muromachi e “Haikai” (俳諧 - はいかい) del periodo Edo.
Tramite la sua forza espressiva, la musicalità e una prosa semplice e concisa, esprime i sentimenti e le emozioni che si celano nella mente e nel profondo del cuore di chi la compone.
La regola vuole che negli haiku vengano inseriti due elementi fondamentali:
- il kigo (季語 – きご), termine che evoca una delle quattro stagioni;
- il kireji (切れ字 – きれじ) o parola tagliente, è una tecnica che trasmette l'immagine complessiva dell'opera in modo più profondo. Infatti viene utilizzata dall’autore per dare ritmo al componimento, per creare una pausa alla fine di una frase che dia spazio all'immaginazione del lettore, e per enfatizzare la parte dell'haiku che desidera mettere maggiormente in evidenza al fine di evocare emozioni e sensazioni durature.
Principalmente se ne usano 3:
ya (や), è una parola di congiunzione che si usa nel primo verso per dare musicalità e una risonanza persistente. Esprime ammirazione, esclamazione, appello o una profonda emozione da parte dell'autore. Ad esempio per enfatizzare un “きご” si può aggiungere "や" dopo di esso per creare una pausa che catturi l'attenzione del lettore;
kana (かな), è una parola di taglio che crea una forte risonanza persistente ed evocativa. Viene spesso collocata alla fine degli haiku poiché esprime esclamazione o l'emozione provata dall'autore, anche se con un'intensità leggermente inferiore rispetto a "や".
keri (けり), è una parola di troncamento che si usa comunemente alla fine di un haiku per conferire un tono deciso, suona come un'affermazione o un’esclamazione. Inoltre, essendo un verbo ausiliare che indica il tempo passato, rende più incisive le affermazioni su un fatto avvenuto in precedenza.
Un esempio è l’haiku “autunnale” di Kobayashi Issa:
名月を (Meigetsu o)
取ってくれろと (Totte kurero to)
泣く子かな (Naku ko kana)
Un bambino che piange, implorando la luna piena
L'haiku raffigura padre e figlio che guardano insieme la luna. Nonostante il “rumore” del pianto si riesce quasi a immaginare lo sguardo affettuoso del padre e l'innocenza del bambino piccolo che lo implora di prenderla per lui, mentre la bellezza della luna piena viene indirettamente espressa dal punto di vista del bambino.
In questa poesia la parola stagionale è “Meigetsu” (名月 – めいげつ), la luna piena o luna del raccolto che, dato il suo grande splendore, viene contemplata e celebrata tra metà settembre e inizio ottobre.
La parola tagliente è “Kana” (かな) che esprime l’esclamazione e il forte senso di tenerezza verso il “Bambino che piange” (泣く子かな – なくこかな).
Tra gli autori più rappresentativi ci sono Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa e Masaoka Shiki. Nonostante la scrittura degli haiku in passato fosse considerata un’arte maschile, tra le autrici vanno ricordate Fukuda Chiyo-ni, Kawai Chigetsu, Sugita Hisajo e Nakamura Teijo.
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