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- Dicembre - Yuki (雪)
La neve anche in Giappone è messaggera dell’inverno e, a seconda delle zone, dal 7 novembre al 3 febbraio circa, imbianca ogni cosa (Ginsekai - 銀世界 - ぎんせかい o Yukigeshou - 雪化粧 - ゆきげしょう) trasformando città e paesaggi. Ha un fascino unico e, per descriverne la bellezza, i giapponesi hanno coniato circa 100 parole che ne descrivono le diverse caratteristiche. Alcune sono: - hatsuyuki (初雪 - はつゆき), la prima neve della stagione; - sanpaku (三白 - さんぱく), la neve che cade durante i primi tre giorni del nuovo anno; - mizuyuki (水雪 - みずゆき), il nevischio che si scioglie rapidamente dopo la caduta; - sasameyuki (細雪 - ささめゆき), la neve sottile che cade silenziosamente; - haiyuki (灰雪 - はいゆき), la neve che cade svolazzando come la cenere; - kazabana (風花 - かざばな), i fiocchi di neve che cadono uno a uno in un cielo limpido come petali di fiori che ondeggiano in una giornata di sole, chiamati anche fiori del vento quando in montagna la neve accumulata viene spazzata via e dispersa da una folata; - shinsetsu (新雪 - しんせつ), la neve leggera e soffice, appena caduta, in cui i piedi affondano; - konayuki (粉雪 - こなゆき), la neve farinosa, o kogomeyuki (小米雪 - こごめゆき), la neve di riso. Sottile e fine come la polvere, perfetta per sciare; - botanyuki (牡丹雪 - ぼたんゆき), i fiocchi di neve grandi come petali di fiori di peonia; - tamayuki (玉雪 - たまゆき), la neve rotonda, ideale per battaglie a palle di neve; - mochiyuki (餅雪 - もちゆき), la neve che si scioglie all'inizio della primavera, morbida come il mochi e perfetta per realizzare pupazzi di neve (Yukidaruma - 雪達磨 - ゆきだるま); - wataboushi (綿帽子 - わたぼうし), la neve che si accumula sugli alberi o sulle montagne e sembra un cappello di cotone; - shizuriyuki (垂雪 - しずりゆき), la neve che si è accumulata e scivola morbida giù dai rami degli alberi; - tomomatsuyuki (友待つ雪 - ともまつゆき), la neve “in attesa di un amico”, che resiste allo scioglimento come se aspettasse intatta i fiocchi di neve che cadranno più tardi; - zarameyuki (ざらめ雪 - ざらめゆき), la neve granulosa e simile allo zucchero, che si è sciolta e ricongelata più volte; - neyuki (根雪 - ねゆき), la neve che dura fino a primavera; - shūsetsu (終雪 - しゅうせつ), l’ultima neve che cade in primavera; - mannenyuki (万年雪 - まんねんゆき), la neve perenne, che non si scioglie tutto l’anno. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Niinamesai (新嘗祭)
Niinamesai (新嘗祭 - にいなめさい) è un'antica cerimonia shintoista nata per celebrare e ringraziare gli dei per lo Shinmai (新米 - しんまい = il nuovo riso) e per pregare per un abbondante raccolto per l'anno a venire. E' una delle feste autunnali più importanti e quest’anno si celebra il 23 novembre nei santuari di tutto il Giappone e alla Corte Imperiale. Infatti durante questa ricorrenza l'Imperatore stesso, con un rito solenne, ringrazia e offre un pasto preparato con lo Shinmai agli Dei della terra e in particolare alla Dea Amaterasu, lo mangia con loro e ne trae nuove forze. Il Niinamesai più importante è il Daijōsai (大嘗祭 - だいじょうさい) ovvero quello che l'Imperatore celebra nel primo anno d'insediamento, in cui ringrazia i Kami (神 - かみ = divinità) per la pace, per il nuovo raccolto e prega per il Giappone e tutto il suo popolo. Al termine della seconda guerra mondiale questa festa tradizionale shintoista è stata trasformata nel Kinrō Kansha no Hi (勤労感謝の日 - きんろうかんしゃのひ), il giorno del ringraziamento del lavoro, in cui si celebra il duro lavoro, la produzione e si esprime gratitudine l'uno verso l'altro. Nonostante questa variazione, questa ricorrenza per i giapponesi mantiene il suo significato originale per ricordare l'importanza della natura e dei suoi frutti. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Shichi-go-san (七五三)
Un'importante festività giapponese è Shichi-go-san (七五三 - しちごさん = 7-5-3) in cui si celebra la crescita sana e felice dei bambini, si va a pregare e ad esprimere gratitudine a Ujigami (氏神 - うじがみ = divinità protettrice locale) in santuari e templi il 15 novembre. 7-5-3, oltre ad essere numeri dispari e quindi portafortuna, sono le età che indicavano nell'antichità un passaggio preciso nella vita dei bambini e corrispondevano a 3 particolari riti: - a 3 anni le bambine e i bambini, come simbolo di una crescita sana, potevano far crescere i capelli che fino a quel momento avevano dovuto tenere rasati; - a 5 anni i bambini potevano iniziare ad indossare un Hakama (袴 - はかま- gonna/pantalone larga a pieghe per le cerimonie ); - a 7 anni le bambine per la prima volta potevano legare in vita un Obi (帯 - おび - fascia del kimono) anzichè una semplice corda. Gli abiti che si indossano per Shichi-go-san sono molto eleganti, decorati, hanno ricami con fili d'oro e d'argento e si differenziano in base all'età e al sesso: di solito le ragazze indossano un haori o un kimono rosso, rosa o azzurro chiuso da un obi mentre i ragazzi un kimono nero o blu navy e bianco. Durante questa festa si sta in famiglia, si coglie l'occasione per fare tante foto ricordo e soprattutto ai bambini vengono regalate le Chitoseame (千歳飴 - ちとせあめ = caramella dei 1000 anni), caramelle fatte a forma di bacchetta bianche e rosse, rivestite di carta di riso commestibile, messe all'interno di confezioni colorate raffiguranti una gru e una tartaruga, a simboleggiare buona fortuna, longevità e salute. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Bunka no Hi (文化の日)
Il 3 novembre in Giappone è festa nazionale e si celebra Bunka no Hi (文化の日- ぶんかのひ), il Giorno della Cultura, il cui significato è quello di amare la libertà e la pace e di promuovere la cultura. Anche se in origine in questa data si festeggiava il compleanno dell'Imperatore Meiji, dopo la Seconda Guerra Mondiale è diventata una ricorrenza molto importante poichè il 3 novembre 1946 venne approvato il nuovo testo della Costituzione in cui si dichiarava l’abbandono della guerra, si promuoveva la pace, la libertà e la cultura. E’ quindi una giornata in cui si valorizza l’impegno del Giappone nel divulgare la cultura tradizionale in ogni suo aspetto ma anche la rinascita e il notevole sviluppo nel dopoguerra. Ogni anno si svolgono eventi speciali come il Festival dell’Arte organizzato dall'Agenzia per gli Affari Culturali e la cerimonia di premiazione dell'Ordine della Cultura in cui l’Imperatore, al Palazzo Imperiale, assegna medaglie e premi per ringraziare coloro che abbiano fatto ricerca, inventato e creato cose utili per una vita più comoda e che in passato non esistevano (elettricità, televisori, frigoriferi, lavatrici, automobili, ecc) o che abbiano creato arte (teatro, musica, danza, dipinti, ecc) e nuovi giochi. Nel passato sono stati premiati: Akira Yoshino - Premio Nobel per la chimica, Shinya Yamanaka – Premio Nobel per la Medicina, Ikuo Hirayama - il più celebre artista contemporaneo in pittura tradizionale giapponese, Taeko Kono - fra le maggiori esponenti della letteratura giapponese femminile del novecento, Tatsuya Nakadai - considerato uno dei più grandi attori viventi, e molti altri. Durante la Giornata della Cultura alcuni musei, gallerie d'arte, musei della natura e scienza di tutto il Paese offrono l'ingresso gratuito mentre le scuole organizzano eventi in cui i bambini possono cantare o suonare insieme, dedicare del tempo alla lettura, mettersi alla prova con arti e mestieri. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Novembre - Ōbaitōri (桜梅桃李)
Ōbaitōri (桜梅桃李 – おうばいとうり) è un'espressione originaria dell'antica Cina, strettamente correlata al Buddismo, composta da quattro caratteri che indicano i fiori di ciliegio, di pruno, di pesco e di susino. E’ una parola che ha un significato profondo poiché sottolinea l’unicità di ciascun fiore che sbocciando mostra le sue preziose caratteristiche. Non esistono due fiori paragonabili perché ogni fiore ha i suoi pregi e la differenza è solo differenza, non errore. Infatti i fiori degli alberi di pruno non possono trasformarsi in fiori di ciliegio ma quando li si osserva se ne coglie la semplicità e la particolare bellezza. Allo stesso modo Ōbaitōri trasmette il messaggio che ogni essere umano è unico e ha la propria missione. Ogni persona infatti ha la possibilità di vivere una vita "unica nel suo genere" facendola sbocciare e utilizzando i propri punti di forza e talenti a beneficio degli altri e della società. Apprezzando e valorizzando al meglio la propria personalità, la propria individualità, il proprio corpo e le circostanze che la vita propone ognuno può vivere la vita in modo luminoso e positivo. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Yōkai (妖怪)
Nella tradizione giapponese ogni cosa ha un'anima e la parola Kotodama (言霊 – ことだま) ci dice che non solo gli esseri viventi ma tutto ciò che può essere nominato è abitato da spiriti, o da esseri soprannaturali, a cui in passato venivano attribuiti eventi che andavano oltre la comprensione umana. In particolare disastri e malattie venivano associati agli Yōkai (妖怪 – ようかい), spiriti o mostri familiari in Giappone da oltre 1000 anni, di cui ancora oggi non si sa esattamente l’origine. Anche se già nel periodo Nara e nel Medioevo erano presenti storie con serpenti giganti, demoni e illustrazioni varie di yōkai, è nel periodo Edo che raggiungono la popolarità con la creazione di molti dipinti ukiyo-e raffiguranti fantasmi e mostri. Tra i fantasmi e gli yōkai c’è però una differenza molto importante: i primi sono spiriti di morti dalla forma umana, hanno un’espressione spaventosa e sono senza gambe per poter fluttuare nell’aria; i secondi sono mostri più o meno cattivi e dall’aspetto a volte anche divertente. Esistono tantissimi tipi di yōkai e i principali 5 sono: - oni (鬼 – おに), orchi o demoni dalla forma di essere umano con corna in testa, zanne e artigli affilati, pelle di tigre addosso e in mano una clava di metallo. Di solito abitano le montagne e possono essere blu, rossi, verdi, gialli o neri. Non amano gli odori forti, gli oggetti appuntiti, le grandi quantità di fumo e l’odore delle sardine arrostite; - kappa (河童 – かっぱ), mostri che appaiono nei fiumi. Hanno l'aspetto di un bambino con un corpo marrone-verdastro, sulla schiena un guscio di tartaruga e in testa un piatto rotondo costantemente riempito d'acqua (si dice che se il piatto si secca o si rompe, perda il suo potere). Sono un po’ goffi, amano gli scherzi e i cetrioli; - tengu (天狗 – てんぐ), mostri dalle sembianze di sacerdoti di montagna con il volto rosso, il naso lungo, la bocca a forma di becco d'uccello, piume sulla schiena e in mano un ventaglio di piume. I ventagli sono fatti da un numero dispari di piume e servono come arma, per volare, per manipolare i disastri naturali o scacciare i demoni. Possono essere sia buoni che cattivi e sembra che siano in grado di leggere nel pensiero; - kitsune (九尾狐 – きゅうびきつね), volpe con nove code dorate, il volto bianco, la capacità di cambiare forma e ingannare chiunque. Anticamente si trasformava in una donna bellissima per conquistare i potenti dell’epoca e commettere azioni malvagie. Si dice che sia il mostro più potente di tutto l’Oriente; - tanuki (狸 – たぬき), cane procione che può camuffarsi e ingannare le persone. Si racconta che per evitare di essere stregati dal tanuki, la notte bisogna andare in giro per strada con i pollici coperti e che se guardi sotto la manica quando stai per incontrarlo, il procione scapperà via. La rappresentazione più famosa di yōkai è “La parata notturna dei 100 demoni” e raffigura vari tipi di mostri che camminano in fila nelle notti d’estate. La leggenda racconta che se si passava vicino a questa processione si moriva o si veniva portati via, a meno che non si fosse protetti da un sutra. Con il passare del tempo la paura nei confronti degli yōkai si è attenuata a tal punto che oggi vengono inseriti nei manga, negli anime e anche nei videogiochi. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Kiku Matsuri (菊祭り)
In primavera, si sa, i giapponesi celebrano Hanami (花見 - はなみ = ammirare la fioritura dei ciliegi) ma in autunno altrettanto importante è Kiku Matsuri (菊祭り- きくまつり= festa del crisantemo) che si festeggia tra fine ottobre e fine novembre. Anche se in Italia il crisantemo è un fiore dedicato ai defunti, in Giappone ha da sempre un significato decisamente diverso, rappresenta infatti longevità, potere, dignità, nobiltà a tal punto che è stato scelto come fiore nazionale del Giappone (lo si trova ad esempio sul passaporto e in tante opere) e come simbolo per lo stemma della famiglia imperiale. Grazie alle varie tecniche con cui vengono coltivate le numerose specie di crisantemo, durante i festival organizzati nel Paese vengono allestiti, in ciascuna Prefettura, veri e propri concorsi di bellezza in cui è possibile ammirare fino a 800/1000 crisantemi. Il momento più importante di Kiku Matsuri è però legato alla Kiku Ningyō (菊人形 - きくにんぎょう= bambola del crisantemo) ovvero una bambola i cui kimono, molto colorati, vengono realizzati interamente con fiori e foglie di crisantemo traendo ispirazione da opere teatrali o racconti storici ogni anno diversi. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Taiiku no Hi (体育の日)
Nata come festa nazionale per celebrare le prime Olimpiadi di Tōkyō del 1964, Taiiku no Hi (体育の日 - たいいくのひ), il giorno dell'educazione fisica, è una giornata per favorire la salute del corpo e della mente attraverso lo sport. Successivamente rinominata Supōtsu no Hi (スポーツの日 - スポーツのひ), la giornata dello sport si svolge ogni secondo lunedì di ottobre e il principale obiettivo è quello di promuovere l'interesse del pubblico per lo sport e l'educazione fisica, coltivare il rispetto per gli altri e pregare per la realizzazione di una società solida ed efficiente. Poichè lo sport ha lo scopo di sostenere e migliorare la salute, la forma fisica, lo sviluppo mentale e coltivare l'autodisciplina, l'articolo 5 della legge sulla promozione sportiva prevede che tutti i governi nazionali e locali sostengano attivamente lo svolgimento della giornata dello sport. Infatti, oltre ai quartieri, ai villaggi e alle aziende, durante questa festa anche tutte le scuole organizzano molti eventi in cui è possibile partecipare a gare di atletica, staffette o anche a semplici incontri sportivi divertenti come la corsa con il sacco o a tre piedi. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Otsukimi (お月見)
Oggi in Giappone si celebra Otsukimi (お月見 - おつきみ), la contemplazione della luna piena. Nell'antichità, con il calendario lunare, questa ricorrenza prendeva il nome di Jūgoya (十五夜 - じゅうごや = 15^ notte) perché cadeva il 15 di agosto ma oggi, con l'acquisizione del calendario solare, Otsukimi si fa coincidere con la luna piena che sorge tra metà settembre e inizio ottobre. Questo infatti si dice che sia il momento migliore dell'anno per poter ammirare la luna piena perchè in primavera e in estate c'è troppa umidità che la offusca e in inverno la temperatura è troppo rigida per stare all'aperto di notte. Iniziata come una festa aristocratica con banchetti sotto la luna per leggere poesie, con il tempo questo evento ha sempre più assunto un significato di profonda gratitudine verso la natura poichè i contadini per rispettare i tempi giusti dell'agricoltura si affidavano alle fasi lunari, e di ringraziamento per la generosità dei raccolti autunnali. A questo proposito si usa: - esporre in casa, vicino al davanzale, un piccolo altare decorato con Susuki (ススキ - spiga di erba argentata) per augurare un buon raccolto e proteggerlo da eventuali disastri e spiriti maligni; - offrire 15 Tsukimi Dango (月見団子 - つきみだんご = gnocchi di riso rotondi di piccola dimensione), a forma di piramide con la punta verso il cielo, affinchè siano di buon auspicio per la salute e la felicità, e perchè la gratitudine e le preghiere per il raccolto raggiungano la luna; - mangiare i cibi che la stagione offre (cachi, castagna, patate dolci, fagioli, funghi, taro, uva). Simbolo di questa celebrazione è Usagi (兎 - うさぎ), il coniglio: infatti, secondo i giapponesi, se si guarda nelle macchie della luna piena è possibile vedere un coniglio che lavora con un pestello di legno il Mochi (餅 - もち), il riso cotto a vapore e pestato. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Ottobre - Momijigari (紅葉狩り)
In Giappone ottobre e novembre sono i periodi migliori per assistere a Momijigari (紅葉狩り- もみじがり), l’osservazione del fogliame autunnale. Momijigari significa letteralmente “andare a caccia di aceri” (Momiji = acero; Kari = caccia) ma anche “tingere di rosso” (dall’antico termine Momiizu). Le foglie rosse dell’acero giapponese (Acer japonicum), simbolo per eccellenza dell’autunno giapponese, sono le più spettacolari ma con questo termine si indica la caccia alle foglie autunnali di tutti i tipi di piante, come ad esempio le foglie giallo brillante dei ginkgo. La parola Momiji appare già nel Manyōshū, la più antica raccolta di poesie esistente, in cui si racconta che l'osservazione del fogliame autunnale era praticata tra la nobiltà almeno circa 1.200 anni fa. Solo a metà del periodo Edo, Momijigari divenne popolare anche tra la gente comune che si riuniva sotto gli alberi con le foglie rosse per godersi il sapore dell'autunno. In merito alla nascita di Momijigari esistono varie teorie, le principali risalgono al periodo Heian e dicono che: - gli aristocratici si divertissero a paragonare il guardare le foglie autunnali alla caccia poiché, per vedere le foglie rosse, era necessario andare a piedi sui sentieri di montagna (attività considerata volgare) che non potevano essere percorsi con i carri; - gli aristocratici andassero a caccia di alberi con le foglie autunnali, per spezzarne e raccoglierne i rami, come si fa con una preda (attività oggi vietata); - per ordine della Corte Imperiale, un comandante militare chiamato Taira no Koremochi, prendendo in prestito il potere degli dei e del Buddha, cacciò dal monte Togakushi una donna di nome Momiji, bandita da Kyoto e considerata un demone, che scendeva dalla montagna devastando e depredando la gente dei villaggi vicini. A seconda della regione del Giappone è possibile ammirare le foglie rosse già da fine settembre fino a inizio dicembre ma le condizioni principali che determinano l’intensità dei colori delle foglie dipendono da vari fattori climatici, come gli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, l’umidità stagionale, il picco di calore massimo giornaliero, ma anche dalla siccità, da traumi alle radici, o da carenza di concime. Questo è il motivo per cui molti dei luoghi più belli per osservare le foglie autunnali si trovano in montagna, tra cascate e valli, nei templi e nei santuari, in prossimità delle sorgenti termali, o nei parchi. A questo proposito alcuni dei posti più belli sono: - in Hokkaido, da metà settembre a fine ottobre, un posto particolarmente consigliato sono i 5 laghi di Shiretoko; - nel Tohoku e Koshinetsu, da fine settembre a inizio novembre, in mezzo ai ruscelli della catena montuosa Shirakami Sanchi, patrimonio dell'umanità; - nel Kanto, Hokuriku e Tokai, da metà ottobre a inizio dicembre, ad Hakone e Kamakura, a Shirakawa-go, a Kanazawa nel Giardino Kenrokuen, alle cascate di Yōrō; - Kansai, Chugoku, Shikoku e Kyushu, da fine ottobre a fine dicembre, al Giardino del Castello di Himeji, a Miyajima, a Kunen'an. Le foglie dell’acero ispirano anche alcuni cibi tipici di questa stagione: - i momiji manju, dolci a forma di foglia di acero con all’interno marmellata di fagioli rossi, tipici della zona di Miyajima nella prefettura di Hiroshima; - una buonissima tempura fatta con le foglie dell’acero Ichigyouji (le altre non sono commestibili!), conservate in acqua e sale per un anno, poi dissalate, ricoperte di farina mescolata con acqua, zucchero e semi di sesamo bianco e fritte. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Maneki Neko (招き猫)
Il 29 settembre i giapponesi celebrano il giorno del Maneki Neko (招き猫 – まねきねこ), il tipico gatto portafortuna. Si dice che il Maneki Neko sia nato durante il periodo Edo e che nei tempi antichi i gatti venivano collocati nelle case e nei negozi per sbarazzarsi dei topi che mangiavano i raccolti…una vera fortuna! Sulla sua origine esistono varie leggende, la più popolare racconta di un ricco comandante di guerra che, mentre si recava a caccia di falchi durante un temporale, fu chiamato da un gatto bianco presso il tempio Gotokuji a Tokyo e riuscì ad evitare di essere colpito da un fulmine. In seguito il Gotokuji divenne il tempio della famiglia del comandante il quale donò una grande somma di denaro che consentì al tempio di prosperare. Quando il gatto morì il monaco del tempio costruì una tomba, la custodì con cura, pregò per l'anima del gatto e creò una statuina con le sue sembianze. Da allora il tempio Gotokuji è famoso per essere il luogo di nascita dei Maneki Neko. In questa giornata si ringraziano i gatti portafortuna che rispondono ai desideri delle persone e si prega per una maggiore fortuna. A questo proposito in questa data vengono pianificati vari eventi in tutto il Paese e la città di Seto è un vero punto di riferimento. Infatti, oltre ad essere la zona in cui fin dall'era Meiji si producevano gatti portafortuna in ceramica, qui si organizza il più grande concorso di Maneki Neko del Giappone, e si trova il Museo Maneki Neko, uno dei più grandi musei giapponesi in cui è esposta una collezione spettacolare di 5000 gatti portafortuna. Le benedizioni del gatto portafortuna differiscono a seconda della zampa che viene alzata e dalla sua altezza: - con la destra alzata invita denaro; - con la sinistra alzata invita persone (clienti); - con entrambe le zampe alzate alcuni lo considerano di buon auspicio perché invita sia al denaro che alle persone, mentre ad altri non piace perchè assomiglia a un segno di resa; - se è più in alto delle orecchie attira fortuna da molto lontano o nel futuro; - se è più in basso delle orecchie attira fortuna nell’immediato futuro. Vengono decorati al collo con un campanellino o un bavaglino decorativo e spesso reggono nella zampa una moneta ovale in cui sono scritte parole di buon auspicio. Anche se negli ultimi anni si trovano Maneki Neko di tutti i colori, quelli tradizionali sono: - bianco o calico, comune fin dai tempi antichi e porta fortuna a tutte le cose; - nero, per la protezione dagli spiriti maligni e per la buona fortuna; - rosso, per scongiurare le malattie e promuovere la salute e la longevità. Il gatto portafortuna va mantenuto sempre pulito e va posizionato in un luogo dove le persone possano vederlo, ad esempio nella parte anteriore del negozio o all'ingresso di casa. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook
- Shūbun no Hi (秋分の日)
Quest’anno in Giappone il 23 settembre si celebra Shūbun no Hi (秋分の日 – しゅうぶんのひ) o Higan no Chūnichi (彼岸の中日 – ひがんのちゅうにち), il giorno dell'equinozio d'autunno, in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata, le giornate diventano più brevi e le notti si allungano man mano che si va verso l'inverno. Segna l'inizio dell'autunno ed è un periodo dell'anno particolarmente piacevole, in cui il sole cocente estivo si addolcisce gradualmente. E’ ricorrenza profondamente radicata nella vita del popolo giapponese, diventata festa nazionale dal 1948, che ha due significati: - Ringraziare gli dei per il buon raccolto dell’anno; - Rispettare e onorare gli antenati e ricordare coloro che sono morti. In passato era chiamato "Festival dello spirito imperiale autunnale" poichè si tenevano cerimonie per consacrare gli spiriti degli imperatori e dei membri della famiglia imperiale. Questo momento di passaggio tra una stagione e l’altra affonda le radici nel Buddismo, ha la durata di 7 giorni ed è chiamato Higan (彼岸 – ひがん), al di là della sponda. I tre giorni prima dell’equinozio prendono il nome di Higan no Iri (彼岸の入り – ひがんのいり), inizio dello Higan, e i tre giorni dopo Higan no Ake (彼岸の明け – ひがんのあけ), la fine dello Higan. Durante questo periodo, per esprimere gratitudine agli antenati, si visitano e si puliscono le loro tombe, si brucia incenso e si prega, si offrono fiori e cibo. In particolare l’Ohagi (おはぎ), polpette di riso ricoperte di marmellata di fagioli rossi, è un alimento rituale importante durante l'equinozio poiché si dice che il colore rosso dei fagioli allontani gli spiriti maligni e protegga dai disastri. Il suo nome deriva dal Hagi (萩 – はぎ), il trifoglio giapponese, i cui fiori assomigliano ai chicchi dei fagioli rossi. L’altro simbolo di questo giorno è Higanbana (彼岸花 – ひがんばな), il giglio del ragno rosso. In sanscrito significa "fiore che sboccia nei cieli". Questo fiore ha steli lunghi ed è caratterizzato da petali a stella che sembrano fuochi d'artificio. Dura circa una settimana. Si dice che i bulbi siano velenosi e che venissero piantati durante il periodo della sepoltura per proteggere le tombe da insetti e animali. Clicca sull'immagine per vedere il post su Facebook












